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17 Mar '06 - 8 marzo: celebriamo la vittoria delle lavoratrici di Yves Rocher in Burkina Faso

Durante la tappa finale della marcia mondiale il 17 ottobre scorso una delegazione della MMD francese era andata a trovare le “Gaciliennes”, le lavoratrici in lotta  della filiale burkinabé della multinazionale francese Yves Rocher, Con grande soddisfazione  apprendiamo che la lotta congiunta delle lavoratrici burkinabé con  associazioni femministe e sindacaliste francesi ha dato i suoi frutti.

La storia:
Il gruppo Yves Rocher, produttore di cosmetici “naturali”, è presente in 88 Paesi con un fatturato di 2 miliardi di Euro. Il suo slogan pubblicitario: “Rendere la vita quotidiana delle donne più piacevole” si applica poco alle lavoratrici della filiale “La Gacilienne” che producono da nove anni i sacchetti di plastica e altri involucri dei prodotti cosmetici, in condizioni esecrabili: strette le une contro le altre sui banchi, in un ambiente poco illuminato e malventilato. Con il divieto di chiacchierare e punizioni severe (da uno a sette giorni di sospensione) per i ritardi. Aggiungiamo a questo l’assenza di congedo di maternità e di pagamento delle ore di allattamento, gli orari e i ritmi insostenibili; periodi di .produzione intensa con orari interminabili seguiti da settimane di disoccupazione tecnica, non pagata. Tutto ciò per un salario medio di 15 euro al mese, ossia un terzo del salario minimo legale in Burkina Faso.
Pian piano però le lavoratrici  chiedono che i loro diritti vengano rispettati :si organizzano nel principale sindacato del Paese, la CGT-B. Richiedono il semplice rispetto del Codice del Lavoro. In tutta risposta, il primo agosto 2005, Yves Rocher chiude la fabbrica, senza spiegazione ne preavviso, lasciando le 133 operaie senza reddito e senza mezzi di sussistenza…Durante quattro mesi le ex-dipendenti si batteranno per ottenere un indennità decente ma Yves Rocher si rifiuta di trattare, sperando di prenderle per sfinimento.

Però non ha fatto i conti con la “globalizzazione della solidarietà”. Nel frattempo in Francia un gruppo di donne sorto dalla base (nella campagna contro il trattato costituzionale europeo) “coordination des femmes pour l’égalité” organizza una campagna con raccolta di firme davanti ai negozi di Yves Rocher, raccogliendone 7.000. La campagna viene supportata attivamente da una cinquantina di associazioni femministe, sindacali e di solidarietà Nord/Sud tra cui la Marcia Mondiale delle Donne, il gruppo Donne, Genere e mondializzazione di Attac, Femmes solidaires, varie sezioni della CGT, di Solidaires e di Sud,….per nominare solo le più conosciute). Migliaia di persone mandano  cartoline di protesta all’impresa.
Les Gaciliennes, insieme a questa rete di appoggio, decide di usare il Forum Sociale Mondiale di Bamako come tribuna per le loro rivendicazioni.
A questo punto, colpito nella sua immagine di mercato, Yves Rocher decide di aprire un vero negoziato. L’accordo raggiunto prevede un indennizzo che equivale a circa 30 mesi di salario. Un risultato inedito come lo sottolinea un comunicato della CGT-B.

Ci auspichiamo che questa bellissima lotta sia solo l’inizio di una nuova stagione in cui la globalizzazione concreta delle lotte diventi pratica comune e porti a casa risultati tangibili in termini di diritti e dignità.